venerdì 31 ottobre 2014

I grandi del cinema - Louis de Funès, il "Totò" di Francia

"Irrefrenabile" è un aggettivo che sembra proprio fatto apposta per Louis de Funès [1914-83], attore francese di fama internazionale che fece del "ritmo" il tratto distintivo della sua nevrotica, inesauribile verve comica.
Louis Germain de Funès de Galarza vantava nobili origini, in quanto discendente di una casata di marchesi di Siviglia. Si sposò due volte (in seconde nozze con una pronipote di Guy de Maupassant) ed ebbe tre figli, fra i quali Olivier Pierre (comandante pilota della Air France) che più volte, in gioventù, gli fece da spalla in qualche film.
De Funès fu - fra l'altro - pianista, e diede fugaci dimostrazioni di tali doti musicali in Colpo grosso ma non troppo (1965), Beato fra le donne (1970), Chi ha rubato il Presidente? (1966). Iniziò presto come attore teatrale, apprezzatissimo per la sua mimica e la gestualità iperboliche, la turbinosa frenesia d'esecuzione delle sue gags; nonché per una comicità surreale, a tratti sognante e fanciullesca, oppure apocalittica, ma sempre raffinata ed elegante e mai scollacciata o volgare. Per questo Louis piaceva tanto alle famiglie francesi di metà secolo, che gli tributarono un consenso enorme quando egli decise di affiancare i primi impegni cinematografici alla passione (mai sopita) per il teatro. Il successo giunse con La legge del più furbo (1956), film in cui interpretava il ruolo del bracconiere che la faceva in barba ad una guardia forestale, e che gli valse il titolo di "miglior attore dell'anno". In Italia invece il pubblico lo conobbe soprattutto nelle vesti dell'incontenibile ispettore Juve in Fantomas '70 (1964), Fantomas minaccia il mondo (1965) e Fantomas contro Scotland Yard (1967).
Fra i suoi film più noti si annoverano I tartassati e Totò, Eva e il pennello proibito (entrambi del '59), I tre affari del Signor Duval e Faccio saltare la banca ( del '63), Tre uomini in fuga (1966), ed ancora Le grandi vacanze (1967), Io, due figlie e tre valigie (1967), Si salvi chi può! (1967), Louis de Funès e il nonno surgelato (1968), 6 Gendarmi in fuga (1970), Jo e il Gazebo (1971), Aggrappato ad un albero, in bilico su un precipizio, a strapiombo sul mare (del '73). Del '76 è invece il grazioso L'ala o la coscia?, dalle riprese parecchio tormentate a causa della cagionevole salute di de Funès, già sopravvissuto ad un infarto.
Fra le sue molte "spalle" alcuni degli artisti più celebrati di sempre: Yves Montand (in Mania di grandezza), Coluche (L'ala o la coscia?), Bernard Blier (Jo e il Gazebo), Jean Gabin (Nemici... per la pelle), Jean Marais (nella trilogia di Fantomas), Totò (I tartassati e Toto, Eva e il pennello proibito). A poco a poco, e con grande disappunto, Louis de Funès dovette congedarsi dal cinema. Il suo cuore continuava a far capricci. Nel 1980, tuttavia, un importante riconoscimento: il Premio Cesar "alla carriera" consegnatogli da Jerry Jewis.
De Funès fu spesso definito il "Totò" francese. Con il Principe Antonio De Curtis, difatti, il Marchese Louis G. de Funès de Galarza aveva non solo un'affinità d'alto lignaggio, ma soprattutto una così prorompente comicità da rendere quasi superflua la trama dei suoi film. Trama che era spesso, per entrambi, un mero pretesto grazie al quale potersi esibire in tutta la loro maestria. Oltre ad esser stati coprotagonisti di due pellicole (vedi sopra), i due furono sempre legati da una sincera amicizia, e sovente il nostro Totò nazionale fu doppiato in Francia proprio dall'amico Louis. Tante, e singolari, sono le analogie che sembrano legare il film La legge è legge! (del '58, con Totò e Fernandel) a La legge del più furbo, con cui de Funès aveva esordito nel cinema solo due anni prima.
Louis de Funès detiene, poi, un primato di cui pochi ricordano: il suo Tre gendarmi in fuga, del '66, fu record d'incassi in Francia fino all'uscita del celebratissimo Titanic di James Cameron nel 1998.

domenica 10 agosto 2014

Tesori ritrovati: Marinai senza stelle

Titolo: Marinai senza stelle
Regia: Francesco De Robertis
Cast: Antonio Gandusio, Cesarina Gheraldi, Tito Stagno
Paese: Italia
Anno: 1943-47


Nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale dei ragazzi s'imbarcano su due brigantini per una gita d'istruzione come "marinai senza stelle". Arriva però l'ordine perentorio di rientro e tutti vengono dirottati in un porticciolo presso Trieste, sbarcati ed ospitati in un castello. Due di loro - da sempre compagni di giochi - vogliono "fare alla guerra" e salgono clandestinamente a bordo delle navi che traineranno i brigantini. Durante la traversata subiscono un attacco aereo "nemico", ma sani e salvi torneranno a casa.

Francesco De Robertis inizia a girare il film nel '43 avvalendosi in gran parte di attori non protagonisti, ma a causa delle vicissitudini del conflitto bellico è costretto a sospendere le riprese per riprenderle solo nel 1947. Nel frattempo, però, lo scenario è mutato, e non di poco. L'incursione aerea degli anglo-americani viene sostituita - nella versione del '47 - dall'attacco di uno Stucka tedesco, poiché adesso sono i nazisti i nuovi nemici. Ne risulta quasi un patchwork e il montaggio, certo, non ci guadagna, ma testimonia almeno di un modo "artigianale", verace e appassionato di fare cinema che è oggi irrimediabilmente perduto.

Nel cast, fra i non protagonisti, l'adolescente Tito Stagno, che sarà molti anni dopo giornalista televisivo, e che annuncerà al mondo intero - la sera del 20 luglio 1969 - l'allunaggio della missione "Apollo 11" con il suo indelebile "Ha toccato!".